Insegnamenti
13 carattere di Dio
Eszter Orbán
“Shalos Eszrè Middot”
“L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito, e che visita l’iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione.“
(Esodo 34:6-7 , La Nuova Diodati )
L’Eterno si è rivelato con queste parole a Mosè sul monte Sinai, quando è passato davanti a lui, mentre incise le due tavole con le Scritture, come sono stati scritti sulle prime tavole, prima che Mosè lo spezzasse. Sono state annunciate queste parole, quando la gloria di Dio è stato rivelata a Mosè, e quando Dio si è rivelato a lui.
Gli ebrei queste 13 manifestazioni di Dio non intendono solamente come parziali caratteristiche dell’Eterno, ma come la Persona stessa di Dio. Ogni caratteristica e qualità non sono solamente dei aggettivi qualificativi, ma indicano anche un’azione e uno stato. Anche questo fatto fa capire la grandezza di Dio, che la Sua persona comprende tutto.
Esaminiamo l’elenco di questi 13 caratteri di Dio, che gli ebrei utilizzano per determinare chi è Dio.
Prendo la traduzione ebraica, in modo di poter vedere e capire meglio le origini delle parole.
1.L’Eterno: (Adonáj)
Egli è l'Infinito, l’Esistenza, Colui che era, che è, e che sarà, l’illimitato. Questo dimostra già che le indicatori utilizzati non sono solo indicatori e non sono caratteristiche umane. Vuole riflettere lo stato mentale, che originariamente lo stato dell’Esistenza dell’Onnipotente..
2.Dio: (El)
Definisce la divinità dell’Eterno. Egli è il Creatore, Dio Onnipotente ed Eterno, che mantiene e gestisce il mondo. Evidenziando la divinità di Dio dimostra che non esiste altro Dio al di fuori di Lui, e quindi esclude la possibilità dell’idolatria.
3. misericordioso: (ráchum)
Altri significati della parola: pietoso, clemente, compassionevole, ha pietà, solleva, indulgente, abbi pietà, preferisce, ama, si affeziona, utero.
è un verbo attivo, come Dio, che non è un dio immobile incapace di azioni (come sono gli idoli), ma Misericordia attiva e presente. E non solo agisce, ma la parola esprime anche uno stato. Dell'utero. Come circonda, copre, e nasconde Dio, Colui che è la Providenza e la Vita che da forza.
4. pietoso: (VE-chanun)
Favorito, preferito, graziato, favorita dalla grazia, benedire, dono.
Come per la precedente definizione, anche qua appare come verbo attivo l'Eterno. Dona la Sua grazia, riceve nella sua grazia. Dopo che abbraccia, nasconde, copre adesso accoglie, solleva, innalza. La grazia di Dio nel suo amore vuole donare e dare. Non semplicemente ha pietà, ma anche da.
5.lento all’ira (pazientamente indulgente): (Erech-áppájim)
cioè sopporta a lungo. Letteralmente significa "muso lungo" che indica l’infinità e l’eternità di Dio.
6.ricco in benignità: (rav cheszed)
Abbondante nell’amore, e nel beneficio. Quest’amore, "Ahava", si presenta in modo attivo, presente, si manifesta, si rivela.
7.verità: (em)
Verità, solidità, duraturo, realtà, fedeltà. Questa verità è la manifestazione dell'esistenza dell'Eterno.
Interessante osservare che nella Bibbia, le 3-4 e le 6-7 caratteristiche, "misericordioso e pietoso" e "grazia e verità" di solito vanno sempre in coppia.
Nella lingua ebraica per “misericordioso” tutte le due volte usa un termine diverso.
In primo luogo, «misericordioso e pietoso". E se guardiamo il significato più profondo della misericordia, è come uno specchio di fronte all’uomo, un confronto con il peccato. La misericordia mostra il nostro peccato, le nostre mancanze, e rispecchia la grazia “chanun”,con il suo amore “ahava” attraverso la quale mostra compassione, ci prende e ci rialza, curandoci ed occupandosi di noi.
In secondo luogo “ricco in benignità e in verità” si trova la parola “cheszed”, una verità che agisce ed è inseparabile dalla grazia.
8.usa misericordia a migliaia: (nocér cheszed la-alafim)
protegge, salva, una sentinella in guardia.
Dal verbo “Nocér” deriva “necer”, significa germoglio, seme, ramo. Lo rende germogliante, “cheszed”,è costante la sua grazia e il suo amore. Pratica, e manifesta il suo amore.
A migliaia .... cioè all’infinito. L’infinità di Dio è il Suo indescrivibile “cheszed”.
Quando non si possono descrivere le cose spirituali con parole e misure.
Il numero 10 si riferisce sempre alla completezza e alla perfezione divina.
Tale aumento rappresenta l'infinito (100 e 1000). In aggiunta 1000 al plurale (alafim), cioè più migliaia ....
Molti interpretano questa Parola, come riferimento per coloro che osservano le leggi di Dio. Tuttavia, qui Dio che presenta se stesso,e su di sé è riferito a migliaia. Egli è colui che rimane sempre uguale all’infinito, cioè è costante “cheszed” ...
9.perdona l’iniquità (noszè avon)
"Nasze", vale a dire toglie, lascia il peccato. "Avon" è il peccato, la colpa, la disgrazia, la miseria e la sofferenza. “Avon" è il tipo di peccato, che deriva dell’attitudine e dalle tendenze umane” - scrive un commentario ebraico. Così "avon" non è altro che il peccato originale, il quale porta ad ulteriore conseguenza della cattiva azione, a commettere ulteriori reati.
Quindi togliere “avon” significa togliere la miseria e la disgrazia dell’uomo. Appare il volto dell’Eterno per ripristinare l’origine della vita dell’uomo, come era nell'Eden, la condizione di essere senza peccato, dove l’uomo può vivere un rapporto puro con Dio.
Dio con la Legge vuole stabilizzare e innalzare l'umanità, in modo da poter incontrare Lui.
10.la trasgressione (Pesa)
Infedeltà, misfatto, peccato.
Una deviazione intenzionale da ciò che è giusto. "Pesa" è un peccato, che è una disubbidienza cosciente, si potrebbe dire che è ribellione. “Pesa” è la conseguenza, cioè i nostri peccati in azione. Quelle azioni che vengono manovrati dal nostro cuore, dal nostro spirito, e dai nostri pensieri. ”Pesa” è quel peccato che commettiamo consapevolmente. Nonostante che siamo consapevoli di ciò che è male, lo facciamo comunque.
Lo facciamo, perché siamo ancora dominati da “Avon". Tuttavia, se Dio toglie “Avon” viene rimosso anche “Pesa”. Cioè, se cessa di essere "Avon", il regno del peccato nella nostra vita, allora sparirà come conseguenza anche “pesa", che si manifesta nelle nostre azioni.
11.il peccato: (cháttáá)
Peccato,errore, perdersi, sbaglio, iniquità.
Quegli errori, che nascono dalle distrazioni e dagli sbagli. Si tratta di sbagli e disattenzioni, che non provengono da noi, dal nostro cuore o dai nostri pensieri, ma ci raggiungono dall’esterno e ci confondono e ci fanno sbagliare. Questo è "Avon" che è nel mondo, che vuole opprimerci e sporcarci dall’esterno. (Gli effetti esterni e le circostanze, ecc.) Non proviene da noi, ma ci attacca e può separarci da Dio.
12.non lascia il colpevole impunito: (VE-nakké lò jenakkè)
Forse si potrebbe tradurre così: "giustificandoci non ci giustifica." Cioè i peccati avranno le loro conseguenze. Perdona il peccato, lo toglie, lo condona, ma le sue conseguenze non le elimina necessariamente. Elimina "Avon" e il segno visibile di “Avon” e “Pesa”, e toglie “cháttáá", ma non toglie le conseguenze della nostra ribellione e disobbedienza, e i nostri sviamenti. Quelli ci fa ricordare in modo che non cadiamo nuovamente in quei peccati, in modo che non si gonfi il nostro cuore, e non pensiamo di essere come Dio. E non facciamo gli stessi errori di Adamo ed Eva…
Ed è per questo che abbiamo bisogno di ricordare le conseguenze, per poter vedere da dove veniamo e cosa siamo diventati, ma non scordare mai chi l’ha tolto il nostro peccato…
13. visita l’iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione: (pokéd avon avot al-banim ve-al-b’né banim al-silésim ve-al-rivéim)
Contrariamente alla misericordia a migliaia, per l’azione di “cheszed”, l’iniquità si ricorda solamente sino alla terza e alla quarta generazione. La parola "Pokèd" significa visita, esaminare, contare, punire, ordina, la punizione per i peccati commessi.
Generalmente viene interpretato questo versetto come maledizione che va in generazione in generazioni. I peccati, che i nostri padri, nonni hanno commesso siamo noi a portare il giogo. Lo portiamo finché non incontriamo Dio, le sue leggi, la redenzione, la grazia.
Tuttavia, non si tratta solo di maledizioni che va in generazione in generazioni…
“Pokèd” significa anche analisi, ricerca e conteggio.
Esamina, chiama per nome, visita il peccato per togliere, distruggere ed eliminare definitivamente.
Questa terza e quarta generazione, non è altro che il simbolo della realizzazione della vita.
Appare il simbolo della trinità, come lo spirito (ruach), anima (nefes), corpo (bászár) e la quadrità come lo spirito (ruach), anima (nefes), corpo (bászár), e quella scintilla che dà vita (nisma ) che innesca i primi tre. (Di questa scintilla (nisma) si parla nella Creazione la Bibbia, quando Dio soffia la vita sugli esseri umani.)
Abbiamo bisogno di un intervallo di tempo, finché il nostro spirito, anima, corpo e Vita, attraverso la quale siamo stati creati, non si rinnova in quello spirito, anima e corpo che è stata purificata, santificata e rinnovata, il quale non è più il vettore del peccato, ma il rappresentante della Nuova Vita, un visibile segno di Dio nel mondo ...
La rivelazione di Dio - nella nostra vita personale
Come abbiamo visto Dio si è presentato davanti a Mosè, si presenta anche davanti a noi. L’ordine non è fatto per caso.
Quando nella nostra vita personale arriviamo a quel punto che non possiamo più andare oltre e riconosciamo quanto siamo piccoli mortali impotenti, e realizziamo quanto è potente ed inconcepibile per la mente umana e indescrivibile la forza che c’è al di sopra di noi, concepiamo qualcosa della divinità dell’Eterno che spesso riempie di paura.
Nel momento della nostra conversione c’incontriamo quel Dio che è misericordioso e pietoso, colui che mostra i nostri peccati e la nostra natura, ma subito dopo possiamo sentirci a casa nel Suo amore che ci abbraccia. In questo periodo possiamo esperimentare il suo costante amore e vicinanza, sentire come il Padre protegge i suoi figli, come ci abbraccia, coccola e accarezza.
Nella prossima fase dopo la nostra rinascita inizia il periodo della purificazione che è il “boccone più pesante” nella nostra vita, quando dobbiamo mettere via i nostri peccati. Viene il giudizio, il confronto, le leggi, e comincia il processo della santificazione. Quell’amore che ci abbraccia e ci porta tra le braccia si trasforma in un amore che fa partire, che conduce sulla via, insegna, disciplina. Inizia l’insegnamento, l’educazione. È il periodo della rigenerazione, quando veniamo liberati dai nostri peccati. In questo periodo sentiamo la Sua infinita pazienza, misericordia e giustizia. E come la santificazione diventa un processo continuo nella nostra vita, così ci avviciniamo sempre di più all’Eterno. Possiamo sempre di più sentire la Sua fedeltà a migliaia, e notiamo come i nostri peccati di terza e quarta generazione iniziano a schiarire poi a sparire del tutto. Iniziamo diventare maturi nello spirito, provati e fortificati. E poi di colpo notiamo “il Nuovo” che Lui ha creato in noi, un nuovo Spirito, un cuore nuovo, sentimenti, pensieri che sono secondo i suoi progetti sin dalla creazione del mondo. Ed è soltanto in quel momento iniziamo a conoscere veramente il Signore.
Traduce dell'ungherese per Zsanett Samu
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