Galati 5: 22-23. – Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. Contro tali cose non vi è legge.
La lettera scritta ai Galati, parla che dobbiamo persistere in quella libertà, che abbiamo ottenuto e viviamo in Cristo. In quell’epoca, era una domanda frequente tra i credenti provenienti dal paganesimo, di quanto e che cosa bisogna prendere dalle tradizioni ebraiche, e quanto dovevano praticare dalle leggi ebraiche. Alla fine di queste discussioni sono state chiarite ciò che sono validi dalle leggi ebraiche per i pagani divenuti credenti in Cristo, e che cosa doveva mantenere un ebreo che l’ha riconosciuto Cristo, come il Messia.
In quel periodo, i discepoli di Cristo divenuti dal paganesimo cercavano il loro cammino di fede, e il modo di come poter adempiere dei ministeri nel Corpo di Cristo, come vivere appieno la vita del discepolato, e in questa ricerca è cresciuto pure un ramo dal cristianesimo, che voleva adottare anche delle cose, che sono stati dati solamente agli ebrei. Una di queste dispute più effervescenti trattava l’argomento della circoncisione, e il fatto di quanto bisognava mantenere della legge. Paolo cercava esortare loro, dicendogli di non dimenticare che sono stati chiamati da Cristo per essere liberi, e cerca di mostrare quale il cammino, e come possono vivere questa libertà.
Molti teologi considerano questa lettera, “la lettera della libertà”, interpretando erratamente, che non bisogna adempiere la legge, perché è arrivato il tempo della libertà totale, mentre Paolo qui solamente vuole a dire, come la legge e la libertà si affianchi a vicenda, e le due cose sono in parallelo, in armonia.
Esaminiamo quindi questo quinto capitolo, i frutti dello Spirito.
I credenti amano elencare anche a uno a uno, questi nove frutti, per dire come si deve comportare, in quale modo si deve guadagnare l’approvazione divina, ma Paolo prima di elencare i frutti dello Spirito, come opposto dice anche quali sono i desideri della carne:
Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette, invidie, omicidi, ubriachezze, gozzoviglie e cose simili a queste, circa le quali vi prevengo, come vi ho già detto prima, che coloro che fanno tali cose non erediteranno il regno di Dio. (5:19-21)
L’elenco è lungo, sono 13, e se esaminiamo queste opere, chiaramente sono visibili, quali sono le conseguenze, i frutti dell’adulterio: “adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza”, affronta l’argomento del rapporto di coppia, ossia il rapporto tra marito e moglie. Parla dell’armonia, della spaccatura di quest’unione, la rottura del matrimonio, quando l’uno si divide in due, si rompe, e non può più muovere nell’unione.
Le conseguenze dell’adulterio tra marito e moglie si manifesta, s’influisce anche nella vita spirituale, perché nel rapporto con Dio entra l’adulterio, e l’effetto è, “idolatria, magia, inimicizia”.
E l’adulterio si risente anche nei rapporti interpersonali, e si presenta come “contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette, invidie, omicidi”.
Le opere della carne si manifestano nello spirito, nell’anima, e nel corpo. Lo spirito della fornicazione, della disobbedienza, della ribellione,l’opposizione contro la legge di Dio, si manifesta in livello tridimensionale, nell’anima, nel corpo e nello spirito. Si presenta nella famiglia, dove c’è l’unione.
Si presenta nella vita spirituale, nel mio rapporto con Dio, ed entra l’idolatria, e la magia. E si presentano nella mia vita sociale, con contese, ire, risse, divisioni, etc.
Nel Corpo di Cristo, nelle comunità può manifestarsi la gelosia, l’omicidio, lo odio, l’ira, in quel caso, se iniziano essere evidente le opere della carne, quando lo spirito della fornicazione ancora è presente nella nostra vita.
Le opere della carne sono opere del corpo, delle necessità materiali, che sono del tutto in opposto con i frutti dello Spirito.
La parola ebraica usa “basar” = ”corpo”
Agire spinto, solamente per necessità del corpo, è come degradarsi nel livello degli animali. E se guardiamo attorno nel mondo, vedremo, spesso l’uomo si trova così in basso, che vuole solamente soddisfare le sue necessità fisiche, senza averne cura delle sue necessità sentimentali, figuriamoci a quelli spirituali!
L’influenza di Satana su questo mondo, non uccide solamente lo spirito, ma annienta pure l’anima, in modo che l’uomo diviene solamente corpo.
Mentre nell’opera della carne è presente la dissociazione, la divisione delle unioni, l’opera del “Disordinatore”, quello che frantuma i rapporti interpersonali, e il rapporto con Dio, al contrario, il frutto dello Spirito crea l’unione.Questi frutti crescono su un albero, sono frutti di un sol albero, quindi sono uguali, ma nello stesso tempo differenti.
Il primo frutto è l’amore, la famosa parola: “ahava”. Non per caso, se quest’amore viene nella mia vita, ed entra nel mio spirito, ogni cosa sarà sotto la sovranità dello Spirito.
Dove è la carne a dominare, là l’anima e lo spirito non può vivere, mentre quando lo spirito domina tutto, là il mio spirito è vivente in Cristo, e anche la mia anima e il mio corpo sarà vivente secondo la Sua volontà.
Il frutto dello Spirito non è una caratteristica mistificata, una qualità che in distanza di molti anni si presenterà nella mia vita, ma è un frutto ben visibile, rilevabile, toccabile.
Non è esatta la traduzione “frutti”, sono 9 “caratteristiche”, ed anche questo ha un significato: nove caratteristiche che si sviluppano in un solo carattere.
Paolo cercava di rendere evidente l’unificazione dello spirito: tutto ciò che abbiamo vissuto nel mondo, le continue rotture, rivolte, squilibri, tuttala faccenda di Satana, attraverso lo Spirito Santo si risanano.
E possiamo vivere quell’unità originale, che Dio ha creato in noi, e vuole ricostruire nella nostra vita.
Quindi comincia con l’amore, amore “ahava” ripiena il mio spirito, quell’amore che viene incontro, tutto dona, tutto adempie, e la conseguenza di questo, saranno tutti gli altri 8 frutti. E questo numero è molto curioso: il numero 9 è tre volte 3, ossia l’unità dello spirito, anima e corpo, Iddio della Santa Trinità, è il frutto del opera del Padre, Figlio e Spirito Santo nella mia vita, nel mio essere.
L’amore è il fondamento, il punto iniziale di una nuova vita, uno a otto, e il numero otto è sempre in segno di un inizio. Se nasce l’amore e comincia a germogliare, vivificando il mio spirito, avviene la nuova nascita – in quel momento l’uomo è simile aun neonato -, in quel momento inizia una vita nuova, e comincia a sbocciare uno dopo l’altro il resto di quelle otto caratteristiche nominate da Paolo.
La gioia: Nell’ebraico specificamente intesa come piaceri dell’anima, se il mio spirito ha trovato il suo posto, e sono pura, perché l’amore di Dio ha inondato il mio cuore, quello non riesco a vivere senza gioia, di conseguenza della mia gioia che vivo nello spirito, gioisce pure la mia anima.
Non dobbiamo separare lo spirito, dall’anima e dal corpo, ma cerchiamo di vedere nella loro unità, secondo la veduta di Dio, dove ogni cosa è nel suo posto, dove lo spirito signoreggia sull’anima e sul corpo. La gioia del mio spirito esprime anche la mia anima, e si rallegra per ogni cosa che io vivo nello spirito.
Quando notò, come la Parola diventa vivente in me, in quel momento gioisce pure la mia anima, ed è contento di avere capito che significato ha quella Parola, e non solo nutre lo spirito, ma rafforza i sentimenti, e incita pure i pensieri. Trasforma i miei desideri, quindi la Parola non soltanto per la crescita spirituale, ma un nutrimento anche per l’anima, perché abbiamo bisogno che tutti nostri sentimenti, pensieri, la volontà, e i desideri siano sottomessi allo Spirito Santo, e così siano edificati e sviluppati.
Nel nostro cammino di fede non solo il nostro avanzamento spirituale è importante, ma anche i sentimenti hanno il bisogno di crescita secondo la volontà di Dio. Non dobbiamo affogare, o schiacciare la nostra anima, ma lasciare trasformare da Dio, in modo che la nostra anima sia al servizio del nostro spirito.
Quando riceviamo un pensiero, un sentimento, dobbiamo sapere quale il suo scopo magari in un ministero. Se mi sto preparando a un mandato, a trasmettere la Parola, devo sapere in che modo possono aiutare i pensieri, sentimenti che ho per il servizio spirituale. L’anima è sottomessa allo spirito, e deve aiutare l’avanzamento spirituale. Se abbiamo un buon pensiero, non dobbiamo azzittire, ma portare davanti a Dio, e chiedere che siano purificati, per servire lo spirito, nella volontà di Dio.
Come fa parte questo pensiero alla Parola di Dio, come può portare avanti nel cammino discepolato? La gioia di aver fatto un passo spirituale, rallegra anche la mia anima. Sono contenta, perché sono andata avanti, o perché vedo la testimonianza altrui, fa gioire osservare agire Dio nella vita di altri. Posso esprimere i miei sentimenti, abbracciare il mio fratello, gioire per quello che accaduto nella sua vita. Questa gioia non è esclusiva dello spirito, ma fa parte ai miei sentimenti, alla mia anima.
Il terzo è la pace. “shalom”: pace, amicizia, fortuna, benessere, salute, stare bene, perfezione, unità. Una perfezione che abbraccia tutto: la salute spirituale, fisica, sentimentale. Non è il produrre questo frutto che rende perfetti, ma il loro completamento porta “shalom”.
La salvezza è lo stato di uno spirito sano.
L’amicizia, deriva dalla salute dell’anima.
Lo stare bene fisicamente, la salute.
E tutto questo fa parte di un patto.
Nell’ebraico moderno per chiedere “come stai?” si dice “ma shlomcha?”, ossia, come la tua pace, hai pace, unità, salute nel tuo spirito e nell’anima? Sei in ordine in ogni cosa?
Quest’unità può vivere tutto il mio essere. Se questo frutto, la pace, è presente nella nostra vita, vivremmo un’armonia tra spirito, anima e corpo. Sento che sono sulla buona strada, trovo il mio posto, il mio ministero nel Corpo di Cristo, trovo il mio posto nella mia famiglia, e sono consapevole che sto svolgendo la mia vita secondo Dio, e tutto ciò mi dà pace, e mi sento integra. Se questa pace manca, allora c’è qualche cosa che manca dalla mia vita, qualche disordine nel mio essere: problemi spirituali, o sentimentale (anima), oppure debolezze fisiche. Se questa pace è presente nella nostra vita, tutto il nostro essere irraggiante di salute.
La pazienza = viso lungo. La lunghezza è la rappresentazione della costanza, e della persistenza, mentre il viso significa, essere presente. Essere presente, stare fermo e costantemente tenere duro. Si potrebbe anche tradurre la parola“pazienza”: tarda ad arrabbiare, anzi non ha nemmeno motivi per arrabbiare. Non li è appartiene la rabbia, la vendetta. Si trova in una situazione, dove riesce instancabilmente per sempre rimanere fermo.
La pazienza è un frutto, un dono, che è necessario per la nostra vita spirituale, sentimentale, e fisica.
Abbiamo bisogno della pazienza verso di noi, per non avere fretta di vedere subito i cambiamenti spirituali della nostra vita, attendere a fare un passo alla volta, e di non voler fare passi più lunghi della nostra gamba. Essere presenti nella nostra vita, essere noi stessi.
Il viso nella Bibbia significa, guardo, vedo, sento, parlo, percepisco- abbiamo la maggior parte dei sensi situati sul nostro viso.
Sono presente nel culto al Signore, il mio spirito sente, vede, e parla?
Sento la Parola di Dio, vedo la mia strada, parlo, ho delle testimonianze, riesco a dire cosa successo, e percepisco la strada sulla quale mi trovo?
È necessario che questo viso sia lungo, ossia, possa rimanere costantemente fermo rivolto verso l’eternità.
Sono capace attendere il prossimo passo sia spirituale, sentimentale o fisicamente?
Sono capace avere pazienza verso me, e verso gli altri?
Abbiamo bisogno della pazienza nella vita in generale, tipo, quando qualcuno mi fa innervosire, non dire male (dire male – maledire).
Non può raggiungere nessuna influenza per disturbare il frutto precedente, la mia pace, e la mia completezza. Ho una certa protezione, stabilità, continuità, so da dove vengo, e dove vado. Se ho della continuità, ho anche uno scopo; se ho un traguardo, allora ho della pazienza, se sono senza scopo, divento impaziente. Se conosco il mio scopo, riceverò pure quella pazienza, che mi rende possibile, man mano ad avanzare sulla mia strada.
La gentilezza significaservizievole, magnanimo, benintenzionato, di nobili sentimenti, generoso, caritatevole; e la radice della parola ha significato come, sacrificare, essere disponibile a fare dei sacrifici.
Questo frutto fortifica la vita spirituale, mi spinge a presentare dei sacrifici nello spirito.
Sono pronto per presentarmi davanti a Dio, sono disponibile a presentare in sacrificio ogni giorno?
I sacrifici possono essere molti: ringraziamento, peccato, mangiare, bere, i sacrifici elencati nel Vecchio Testamento, i quali possono trasformarsi sacrifici spirituali, innanzitutto come ringraziamento, ma può diventare pure sacrificio per il peccato.
Questo frutto è il simbolo della disponibilità, dell’avanzamento, e del continuo presentarsi davanti al trono di Dio.
Anche qua lo spirito e l’anima procedono insieme. Se sono disponibile fare dei sacrifici spirituali, e presentarmi davanti a Dio, allora non gli darò solo un pezzettino di me, ma tutto il mio essere glielo donerò, perché davanti a Lui non solo il mio spirito a essere coinvolto, ma anche la mia anima.
Se c’è il desiderio di presentare sacrifici a Dio, allora anche la mia anima, e il mio corpo, tutta la mia persona brama di presentarsi davanti a Lui.
La bontà= la parola “chessed” significa amore, grazia, gradevole, degno d’amore. Quell’amore che è grazioso e gradevole.
Nello spirito rifletterà la mia anima, che sono piena di sentimenti gradevoli, pieno d’amore, che riesco esprimere anche verso gli altri.
La fede= la parola “emuna” significasolidità, stabilità, sicurezza, certezza, resistenza, verità, anima sincera, fede e confessione, testimonianza.
Questa fedeltà è il simbolo di una solida stabilità, so con certezza la mia strada, il mio compito, e so, che per questo riceverò anche perseveranza, fede, e stando fermo in questa fede, non solo io sarò fortificata, ma fortificherò anche altri, perché sono una testimonianza di fermezza, stabilità, e solidità. Confesso la verità, e posso rappresentare la Verità.
Questa fedeltà è un frutto che incornicia d’oro tutta la mia vita spirituale, sentimentale, e fisica. Innanzitutto è un mezzo efficace d’avanzamento nella mia vita spirituale. È bellissimo dopo una certa strada fatta nella vita del discepolato, guardare indietro e notare i risultati.
La mansuetudine= umiltà. L’origine della parola “umiltà” è “digiuno”. Può il digiuno essere un frutto dello spirito? Né abbiamo parlato molto in precedenzasul significato del vero digiuno. La mansuetudine e l’umiltà come possono essere simboli di digiuno?
Il digiuno è un totale affidare, dare. Non si tratta di mangiare, o rinunciare, ma di dare. Il digiuno è la totale sottomissione del mio spirito a Dio, e quindi sia il mio spirito, sia la mia anima va nel posto giusto, è l’offrire tutto me stesso. Potrei dire anche come un lasciar andare. Non essere attaccata agliaveri, ai desideri, alle cose che non appartengono, ma non rimango attaccata neppure alle cose che sono mie. Lascio tutto andare.
Il digiuno, da questo punto di vista, è un liberare, offrire, rinunciare, un totale assoggettamento a Dio. Mi sottometto, mi dedico, e ho la certezza, che solo facendo questo passo può diventare pieno il mio spirito, la mia anima, e il mio corpo, e così solo può essere a posto ogni cosa in me.
L’ultimo frutto è l’autocontrollo. Nell’ebraico questa parola significa “camminare umilmente e moralmente”. Indica quei valori interiori, che sono vitali per lo spirito, i quali rendono dritti. Questa parola significa anche “supporto”, ossia sono capace di pagare il prezzo delle cose che fortificano il mio spirito, camminare nell’umiltà e nel digiuno, essere totalmente sottomesso, offerto, dato, assoggettato a Dio.
Sono capace pagare il prezzo, ossia mettere sull’altare di Dio tutte le cose positive, che Dio ha messo dentro di me, sin dalle origini.
Non ha molto a che fare con l’autocontrollo, ma vivere la fede attivamente, e lasciare, e fare dei passi, in modo chei valori interiori possano aprirsi nella mia vita.Sono necessari questi frutti, e la mia disponibilità, e preparazione per accogliere questi frutti.
La gentilezza, significa offrire sacrifici.
Sono disposto, e pronto a lasciare andare tutto, sottomettermi allo Spirito Santo che Lui possa portare questi frutti in me?
Come abbiamo visto quest’elenco dei frutti, non si possono separare. Da un unico albero crescono tanti tipi di frutti, ma nonostante sono uno. Il frutto dello Spirito Santo in me, il quale per primo cresce nel mio essere, nello spirito, poi nell’anima, infine nel mio corpo. Spesso questo non si vede. Nell’inizio nella vita del credente, non si riesce esprimere e mostrare quella pace, la pazienza, la gioia, quello che si sente nell’intimo. Non per caso. Per prima cosa, bisogna che questi frutti si appariranno dentro nell’intimo, e dopo pian-piano saranno visibili anche dall’esterno. Se pensiamo alla maturazione dei frutti, è del tutto naturale, che non si vede subito sull’albero una bella mela rossa, ci vuole del tempo, finché matura e diventa visibile, e non si può staccare subito, deve anche maturare. Anche nella nostra vita questi frutti devono maturare. Non si vedrà subito nella mia vita da credente la bontà, la fedeltà, la temperanza, ma sarà formato da un continuo cambiamento. Più sottometterà la mia anima e il mio corpo a mio spirito, più sarà governato il tutto da quest’ultimo, e più si vedranno questi frutti nella mia vita.
“tali cose non vi è legge.”
Un versetto interessante, proprio per questo, che i cristiani affermano, che lo Spirito e la legge sono uno contro l’altro, secondo loro la legge è annientata dallo Spirito, e il sacrificio di Gesù l’ha cancellata la legge. Non si tratta di questo, il testo ebraico dice, chi sono così (ossia ai frutti) non vi è legge. Non c’è scritto la parola “contro”. “Coloro che sono come tali, non vi è legge”. Non c’è scritto contro di tali non vi è legge. Alla parola “legge” usa “torah”. Coloro che sono come tali, non hanno “torah”, significa, che questi frutti sono senza peccato. La legge mostra il peccato, fa vedere tutto ciò che manca dalla tua vita, o le cose che non sono in ordine nella tua vita, attraverso la legge trovano il loro posto, e saranno messo in ordine. Questi frutti sono nati dallo Spirito, e sono delle caratteristiche senza peccato. Sono questi i frutti che hanno adempiuto la legge. Attraverso questo sottolineato Paolo, che Gesù è venuto ad adempiere la legge. Solo se questi frutti diventano vivi nella mia vita, posso veramente vivere la legge, e così può diventare vita per me. Finché questi frutti sono assenti, c’è bisogno della legge, per giudicare, come uno specchio, mostrare, chi sono. Se questi frutti si presentano nella mia vita, allora non c’è più legge, nel senso che, non mostrerà più peccato, ma quando guardo la legge, vedrò come quello è stato adempiuto nella mia vita. In quel momento la legge diviene vita, non una condanna, ma una benedizione. In quel momento non sarà là, per giudicarmi, o per chiamarmi a mettere in ordine la mia vita, ma guardando la “torah”, vedrò la perfezione. Vedo l’amore, sento la gioia, si appare la perfezione, la salute, la pace, sono sempre disponibile per fare dei sacrifici, ho della solidità, la resistenza, la totale sottomissione, umiltà, digiuno, sono disposta a pagare il prezzo di ogni cosa, perché vedo la legge nella sua integrità. Coloro, che sono come tali, non hanno più bisogno di essere giudicati, perché già sono stati giudicati, e hanno ricevuto la grazia, sono stati vivificati dallo Spirito Santo, hanno ricevuto la vita! Attraverso la redenzione di Cristo sono stati riscattati dal giudizio, e per loro, la Torah significa vita. Non l’ha annullata la legge, ma se sei sotto la signoria dello Spirito Santo, allora la legge in forma adempiuta vivrà nella tua vita. E quest’adempimento significa, che nella tua vita saranno presenti i frutti in precedenza elencati, e saranno presenti in un’unità nel tuo cuore, nella tua anima e nel tuo corpo. Vivrai l’unità e l’adempimento della legge, ed è questo è il vero frutto!
Traduce dell'ungherese per Zsanett Samu
Copyright © 2005-2012 SHOFAR, Comunità Ebraica che crede in Yéshoua HaMasshia,
Ministero JHVH NISSZI